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Title: Biestetica (1994)

Solo Exhibition: Galleria Studio ErAArte

in order to explain our everyday reality, time (whether we consider it a succession of instants or an uninterrupted flow of events) has been established as a structure organized and based upon the concept of sequence, a sequence in which terms like present, past and future are constituent elements. when these elements are related to space, they allow the occurrence of operative needs, thanks to a common conceptual convention of the organization of space and time. therefore, our experience of time is acquired through the relationship of these four concepts: space, present, past, and future. consequently, these concepts work in our unconsciousness. a restrictive action takes place, making for us impossible to integrate ourselves in the subjective reality of time and to reach the “consciousness of being things in the whole of existence”. in other words, referring to the same structure which we created to organize constituent events of our presence: to be simultaneously present, past, future and space, in order to go beyond the barrier that we erected for a safe progress of our convenient imaginary reality, which keeps us from facing the reality of the universe.

felix – biestetica 85-94

 

Título: Biestetica (1994)

Solo Exhibition: Galleria Studio ErAArte

el tiempo, tanto que lo consideramos una sucesión de instantes como un flujo ininterrumpido de eventos, para ser explicativo de nuestra realidad cotidiana ha sido formulado por funcionalidad práctica como estructura compuesta organizada sobre el concepto de secuencia, en que los términos presente, pasado y futuro son los elementos constitutivos que relacionados al espacio permiten, a través de una común formulación de conceptos sobre la organización del espacio y del tiempo, el desarrollarse de las exigencias operativas. por lo tanto nuestra experiencia de tiempo es adquirida en la interrelación de estos cuatro conceptos: espacio, presente, pasado y futuro, que actuarán consiguientemente a una nuestra no conciencia, ejerciendo una acción limitativa, poniéndonos en la imposibilidad de integrarse en la realidad subjetiva del tiempo por la consecuente conquista de aquella “conciencia de ser existente de las cosas en el todo del existir”. más claramente, refiriéndonos a la misma estructura ideada por nosotros para organizar los eventos constitutivos de nuestra presencia: ser contemporáneamente presente, pasado y futuro, para ir más allá de las barreras levantadas por nosotros para el seguro desarrollo de una nuestra realidad imaginaria de conveniencia, que permite de no afrontar la realidad del universo.

felix – biestetica 85-94

 

Titolo: Biestetica (1994)

Solo Exhibition: Galleria Studio ErAArte

il tempo, sia che lo consideriamo una successione di istanti che un flusso ininterrotto di eventi, per essere esplicativo della nostra realtà quotidiana è stato formulato per funzionalità pratica come struttura composita organizzata sul concetto di sequenza, in cui i termini presente passato e futuro sono gli elementi costitutivi che relazionati allo spazio permettono, tramite una comune formulazione di concetti sull’organizzazione dello spazio e del tempo, lo svolgersi delle esigenze operative. quindi la nostra esperienza di tempo è acquisita nella interrelazione di questi quattro concetti: spazio, presente, passato, futuro, che opereranno conseguentemente ad una nostra non consapevolezza, svolgendo un’azione limitativa, ponendoci nell’impossibilità di integrarci nella realtà soggettiva del tempo per il conseguente raggiungimento di quella “consapevo lezza di essere esistente delle cose nel tutto dell’esistere”. più chiaramente, riferendoci alla stessa struttura da noi ideata per organizzare gli eventi costitutivi della nostra presenza: essere contemporaneamente presente, passato, futuro e spazio, per andare oltre le barriere da noi erette per lo svolgimento sicuro di una nostra realtà immaginaria di comodo, che permette di non affrontare la realtà dell’ universo.

felix – biestetica 85-94

Questo progetto è stato sviluppato attorno al “concetto di paesaggio”, analizzando in modo personale gli sviluppi che ha avuto il paesaggio e il suo percorso nell'arte. Ho iniziato questa ricerca utilizzando come base un lavoro del Lorenese (la tela più descrittiva e naturalistica) rivisitandone l'opera in un'ottica contemporanea.
La seconda tela è la rappresentazione di un paesaggio della zona appenninica, dove le linee descrittive delle montagne, sono ottenute dalla contrapposizione di colori complementari che in certi casi non è stato possibile realizzare (vedi zone bianche) seguendo le regole della struttura matematica utilizzata per la realizzazione del quadro. Come dire che non sempre la progettualità e le regole prestabilite ci permettono di portare a termine un percorso anche se progettato con la più attenta cura, a volte dobbiamo chiedere aiuto alla creatività e all'intelletto e alla nostra disponibilità di accettare l’imprevedibile.
La terza tela è una idea astratta e personale di paesaggio (ricerca di un proprio equilibrio naturale interiore), nel quale non sono più evidenti linee che ne definiscano la struttura e lo rendano riconoscibile. È realizzata utilizzando i tre colori primari e i tre secondari e ha come concetto base la ricerca di un equilibrio mentale percettivo, ottenuto dalla quantità delle superfici colorate posizionate sulla tela e calcolate tra loro matematicamente con prestabiliti rapporti, per ottenere il raggiungimento di un particolare stato di condizione psicofisica, dovuto alla quantità e qualità dei colori percepiti. Altra particolarità di questa tela è che viene recepita in modo differente a seconda della distanza a cui si trova il fruitore, poiché quando siamo lontani la tela ci appare uniforme, mentre avvicinandoci vediamo che contiene una ulteriore struttura reticolare definita da una colorazione più chiara.
La quarta tela è una summa delle tele precedenti e in più contiene un reticolato a scacchiera di tela vergine, dove ciascuno può inserire mentalmente la propria visione personale del paesaggio.
Come annullamento di tutto quello che è stato detto fino ad ora, l'installazione originale prevedeva anche una superficie equivalente a quella di una tela ma ricoperta da cartoncini bianchi, posizionati in modo regolare e dalla proiezione di un video installato a soffitto all'entrata dello spazio espositivo, che avrebbe proiettato una stretta e sottile luce di colori, in modo da ottenere l'effetto di una pioggia cromatica sulle persone che sarebbero dovute entrare all'esposizione.
Questo studio sul paesaggio è stato il pretesto per sviluppare una ricerca sui concetti di spazio, tempo e spiritualità universale legata all'arte e al vivere quotidiano. Come esperienza diretta ho potuto verificare che questi lavori attiravano persone delle più svariate condizioni sociali. Ognuno di essi leggeva differenti livelli del lavoro ma tutti erano fortemente stimolati da questo bombardamento psico-percettivo, ognuno cercava di leggere e di riconoscere il proprio mondo interiore all'interno dei quadri.
Mi ha colpito il fatto che la quasi totalità delle persone sentiva l'esigenza di eleggere un quadro nel quale riconoscersi, trovando nella tela scelta degli stimoli emotivi che li sollecitavano a una propria introspezione, quasi che i quadri fossero provvisti di input che potessero dare luogo a movimenti dell'anima. Alcuni si posizionavano di fronte a un quadro e dicevano di sentirsi rilassati, acquietati, altri si sentivano agitati e dicevano di provare vibrazioni schizofreniche, altri ancora dicevano di sentire la necessità di approfondire verbalmente gli stimoli che avevano percepito osservando i lavori. Le reazioni erano sempre diverse, probabilmente dovute ai differenti stati d'animo delle persone, però  la visione delle tele sembrava interagire e amplificare le loro reazioni emotive e io ogni volta era incuriosito dalle diverse reazioni delle persone. 
Ci sarebbero anche molte altre cose nascoste all'interno di queste tele ma credo che quello che è stato scritto fino ad ora sia già sufficientemente noioso, inoltre penso che la migliore analisi e descrizione di un quadro sia quella che comunica il quadro stesso.

 
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